ALI

Muhammad Ali

Muhammad Ali

Lo ricordiamo per le sue vittorie, ma anche per l’uomo che era, un uomo determinato, che ha fatto delle sue difficoltà un’opportunità, vi ricordate della sua bicicletta?  si mise a piangere, e li vicino c’era una palestra cosi all’improvviso ebbe inizio la sua vita sportiva. 

Lottò contro i migliori sul ring sportivo, ma lottò anche per l’uguaglianza sul ring della vita, era affetto da problemi respiratori complicati dal morbo di Parkinson che gli è stato diagnosticato negli anni Ottanta. Muhammad Ali nacque a Louisville nel 1942. Il lavoro di suo padre, pittore di insegne, garantì alla famiglia una casetta bianca con veranda e pasti abbastanza regolari. A indirizzare Muhammad alla boxe fu un poliziotto del quartiere, che cercava di calmarlo dopo il furto della sua bici: se vuoi vendicarti, gli disse, devi imparare a batterti. Le sue doti non erano comuni, si fece un nome quasi subito. Dopo aver vinto il titolo olimpico nel 1960 a Roma e aver inanellato i primi successi come professionista, battendo, tra gli altri, il campionissimo Sonny Liston, la sua carriera si interrompe. Mohamed Ali, dopo esserci convertito all’Islam e aver cambiato nome (il suo nome di battesimo era Cassius Clay) si rifiuta di arruolarsi e critica la campagna militare in Vietnam. “Non ho niente contro i Vietcong, loro non mi hanno mai chiamato “negro””, dirà polemico ai giornalisti che gli chiedono dove fosse il Vietnam. Il suo rifiuto gli costa il ritiro della licenza da parte delle commissioni atletiche pugilistiche statunitensi. Sono gli anni della contestazione e delle rivendicazioni dei diritti civili da parte della popolazione di colore. Lui si schiera apertamente dalla parte di Martin Luther King e di Malcom X. Torna a combattere solo nel 1971 e, ovviamente, torna a vincere. L’incontro è memorabile e Ali riesce ad avere ragione di Foreman, diventando campione del mondo per seconda volta. Ali è all’apice della sua carriera, da quel momento però inizia la discesa fino al ritiro nel 1981. Su 61 incontri disputati, vanta un record di 56 vittorie, 37 delle quali per ko. Ha perso per ko una sola volta. Nel 1974, George Foreman, un campione poco amato dal pubblico per il suo carattere scontroso, decise di sfidare Ali per dare una dimostrazione al mondo intero di chi era effettivamente il più forte. Il match, noto come “The Rumble in the Jungle”, è organizzato a Kinshasa, allora Zaire. Dopo un certo periodo di acclimatamento in Africa, i due si scontrano il 30 ottobre. Il pubblico africano si schiera a sostegno di Ali e gli grida:”Ali boma ye” ovvero “Ali uccidilo”. “George, texano di Marshall, era il tipico ragazzo nero americano che, nell’età dell’adolescenza, aveva trovato un pò di benessere grazie alla potenza dei suoi cazzotti – scrisse Gianni Brera -, Amava il baseball, la Coca Cola, i pop corn e la televisione. Quando fu scaraventato in Zaire per un match che aveva mille motivazioni commerciali, geopolitiche, etniche, non si sentì a suo agio. Non gliene fregava nulla di quello che c’era intorno. Il rinvio di un mese del match, per un suo incidente in allenamento, aumentò il disagio. Mohamad Ali, invece, aveva trasformato la vigilia nel trionfo dei suoi ideali, scoperti prima con Malcom X e poi con i Black Muslims. Si sentiva a suo agio davanti al fiume Congo, il fiume della tradizione nelle ballate degli ex schiavi d’America, e trasformò questa allegria in una guerra psicologica. Il giorno delle operazioni di peso le sue provocazioni rischiarono di anticipare lo scontro. Foreman fu trattenuto, ma la rabbia lo aveva già sconfitto”. Nel 1984 gli viene diagnosticato il morbo di Parkinson e commuove il mondo apparendo come ultimo tedoforo le Olimpiadi di Atlanta del 1996. In quell’occasione gli viene anche riconsegnata la medaglia d’oro vinta a Roma nel 1960, poichè si narra che abbia gettato l’originale in un fiume come plateale gesto di protesta verso il suo Paese e la perdurante discriminazione razziale: di ritorno in patria dopo i fasti romani, un ristoratore si rifiutò di servirlo, perchè nero.


Ciao caro Ali, mi raccomando allenati in cielo con mio papà, eri il suo idolo 🙂

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