I lividi di Marta

Questa è la storia di Marta che voglio raccontare nella speranza che se ci sono donne in situazioni simili possano avere il coraggio di denunciare.

Marta ha 25 anni ed è appena arrivata in Italia, ha fatto un lungo viaggio per arrivare a Milano.

Le sue cugine non vedono l’ora di abbracciarla.

Marta sente che qui avrà delle opportunità che in Ecuador non aveva.

In Ecuador aveva un piccolo negozio di vestiti del quale andava fiera ma che con la crisi non riusciva a portar avanti.

Quindi dopo i consigli delle sue cugine di provare a far “fortuna” qui per poi tornare nella sua patria magari con qualche risparmio in più per andare avanti con la sua attività… Fa dei lavori molto umili, fa la baby sitter, la donna delle pulizie, la badante al weekend e quando può trova dei piccoli lavoretti per avere più soldini possibili.

Il tempo passa e Italia la conquista. Trova un lavoro in un negozio simile a quello che aveva in Ecuador con un contratto a tempo indeterminato e nel frattempo studia. Segue dei corsi per imparare in modo egregio l’italiano e fa una vita serena. Viaggia, si diverte ma rimane sempre la ragazza semplice che era.

E quindi conosce tante persone nuove.

Ed è così che conosce un uomo affascinante, più grande di lei, con una vita passata un pò difficile, con due figli grandi, una ex moglie disabile e un lavoro.

All’inizio tutto sembra la favola che Marta sognava. Perché apparentemente era tutto perfetto nella neo coppia.

Comprano una casa e vanno a vivere insieme.

Mia mamma che è la persona più socievole del mondo fa amicizia con lei anche perché è nuova nel quartiere. Così da farla sentire a casa.

E passiamo del tempo tutti assieme. Bei tempi vi dico… ma c’era qualcosa che in fondo a mia mamma puzzava.

Passiamo un Natale insieme ricordo, eravamo noi tre, mia mamma, mio fratello, io e c’era Scooby il cane di una amica di mia mamma che per un mese è stato con noi, il cane più bello della terra e che abbiamo amato sin da subito, Marta e suo compagno.

Mia mamma dice che gli animali hanno un qualcosa che noi umani non possiamo capire. Stranamente il cane più buono del mondo non poteva vedere il compagno di Marta. C’era qualcosa che non li piaceva di lui.

Passano un pò di mesi e l’amicizia con Marta era sempre più di fratellanza. Mia mamma una notte riceve una chiamata persa e si preoccupa e richiama il numero “sconosciuto” sentiva una donna che respirava a fatica. Ma non riusciva a capire chi poteva essere, d’altronde nel cuore della notte non si è molto reattivi.

Rimane col pensiero fisso che magari poteva essere qualcuno che conosceva.

Un giorno per caso vede Marta al mercato e vede che ha un foulard rosso, e mia mamma si ricorda che Marta diceva che i foulard non li mette perché non li piacciono.

Però non da importanza a quel episodio.

Poi un giorno li vediamo passare in macchina e Marta e il compagno litigavano o parlavano animatamente e fin qui sembrava qualcosa che può capitare a tutte le coppie, in fondo tutti litighiamo.

Non si può e non si deve giudicare mai nessuno solo per i film che a volte ci mettiamo in testa.

Quindi non ci pensiamo più.

E quando arriva la telefonata nel cuore della notte di Marta in lacrime e chiedendo aiuto perché lui la “voleva uccidere” mia mamma si sveglia agitata cercando di svegliarsi per reagire, urla e mi chiama così mi sveglio anch’io, lei vuole fare qualcosa ma non ha il coraggio, soprattutto perché se c’è qualcuno di violento non è molto semplice fermarlo.

Quindi mi vesto e dico a mia mamma di fare la stessa cosa, andiamo a casa sua ad aiutarla, Marta si è barricata in bagno e ha il telefono con sè quindi le diciamo che noi siamo sotto casa sua però lei deve scappare in qualche modo, nel frattempo chiamiamo la polizia che non arriva. Marta esce dal bagno e graffia sul viso il compagno per poter scappare, noi la stiamo aspettando per portarla in ospedale.

Mia mamma e io quando la vediamo rimaniamo senza parole.

Sangue dovunque.

Aveva il viso gonfio 😦 e lei si vergognava.

La polizia non arriva quindi andiamo in ospedale. Ci sono i poliziotti anche in ospedali e sicuramente loro ci aiuteranno.

Marta ci racconta l’accaduto.

Erano a tavola e il vino aveva un odore strano, lui da la colpa a Marta perché prima di metterlo a tavola doveva controllare, lei non lo ascolta e continua a mangiare, lui si innervosisce perché è l’ultima bottiglia di vino che nè rimasta e perchè ha avuto una settimana stressante al lavoro. Lei cerca di tranquillizzarlo e che per una sera se il vino non c’è non succede nulla. Lui si alza dal tavolo e prende un coltello per spaventarla. Marta che ha un bel caratterino, li risponde che non ha paura di lui e che non deve cercare di minacciarla altrimenti lei urla e tutto il quartiere la sentirà.

Ed è li che lui li da un pugno che la fa cadere a terra, per fargli capire che in casa comanda lui.

Lei si alza e ci capisce poco, è un po stordita. Pensa che deve prendere il cellulare e chiamare qualcuno, però mentre si alza lui li da un calcio sulla gamba per non farla alzare. lei prende la prima cosa che trova, e cerca di colpirlo, il suo unico pensiero è prendere il cellulare per nascondersi perché la porta di casa è lontana da dove si trova.

Riesce in qualche modo a barricarsi in bagno ed è li che ci chiama.

Mentre ci racconta piange disperatamente pensava di essere morta. Noi cerchiamo di rassicurarla però non è semplice.

Lui che in qualche modo ha “pieno controllo” di lei li manda un sms per sapere dov’era e lei ovviamente risponde: in ospedale.

Che paura! Quel uomo potrebbe venire e farci fuori.

La polizia dell’ospedale ci aiuta ed è li insieme a noi, Marta è già con la dottoressa.

Arriva lui e noi rimaniamo pietrificate, ma lui arriva molto tranquillo come se niente fosse successo ma era graffiato e aveva del sangue addosso. Quindi qualcosa era successo, i poliziotti vogliono parlare con lui, e dopo un pò esce come se avesse vinto qualcosa. I poliziotti ci spiegano che devono sentire Marta dopo la visita e capire di chi è stata la “colpa”. Perché quel “uomo” ha dato la colpa a Marta e ha detto che con la testa non è a posto.

Povera Marta esce e dopo questo è ancora più distrutta, le hanno detto che una psicologa la seguirà e potrà far la sua denuncia. 

Usciamo dall’ospedale e Marta ha paura ma è con noi. Ha deciso che è ora di rifarsi una vita, ci siamo noi per aiutarla, le sue cugine, la giustizia, le psicologhe.

Il tempo passa e le ferite restano ma Marta è più forte che mai, è riuscita a comprare un piccolo monolocale a Milano vicino al suo lavoro, esce con un ragazzo e vive. E’ sempre sorridente.

Non credo che in questi casi ci sia sempre un finale felice. Ma Marta è riuscita a farcela.

Siamo tutti in grado di farcela, chiedere aiuto può salvarci la vita.

Seguiamo tutti la forza e l’esempio di Marta.

No alla Violenza sulle Donne.

 

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Categorie:news

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